Il quadro concettuale completo, la metodologia, i principi di governance e l'approccio implementativo per la Piattaforma Teisond.
Ogni cittadino di un Paese retto democraticamente è titolare di un insieme di diritti civili e politici riconosciuti a livello internazionale: diritti che proteggono la persona dall'ingiustizia dello Stato e le assicurano un posto nella vita civica e politica della società. Alcuni di essi, tuttavia, restano dichiarazioni. Sono scritti nei trattati, nelle costituzioni e nelle leggi, ma privi di qualunque meccanismo attraverso il quale una persona comune possa davvero esercitarli.
Le democrazie moderne non dispongono di alcun meccanismo attraverso cui il giudizio dei cittadini possa incidere sulla qualità del potere esercitato su di loro: né nei lunghi intervalli tra le elezioni, né nei confronti dell'autorità del mandato non conferito, quella moltitudine di funzionari che vengono nominati e non eletti. Questa assenza non è una svista in attesa di correzione. Si è consolidata in tratto strutturale permanente dell'ordine democratico, e conserva intatto un conflitto sociale latente antico quanto il governo stesso: il conflitto insito nella coazione che alcuni membri della società esercitano su altri, e nella disuguaglianza delle loro posizioni rispetto alla distribuzione del potere.
Teisond è una piattaforma digitale universale, capace di operare in modo indipendente e autonomo in qualunque giurisdizione democratica come infrastruttura nazionale del giudizio civico economicamente autosufficiente.
La sua finalità è ampliare il repertorio familiare della pratica democratica con un meccanismo ulteriore: un'istituzione di monitoraggio civico della legittimità pubblica dei funzionari a tutti i livelli del potere pubblico. Questo monitoraggio consiste nella raccolta e nell'aggregazione continue degli atteggiamenti personali dei cittadini verso chi esercita il potere: giudizi emessi da cittadini verificati del Paese, utenti della Piattaforma Teisond, per propria volontà e per propria scelta, liberamente e senza alcun costo, in una forma binaria semplice, fiducia o sfiducia, e aperti al cambiamento o al ritiro in qualunque momento.
Da questi giudizi la Piattaforma produce indici pubblici di legittimità di ciascun oggetto del monitoraggio, pubblicati una volta accumulato un corpo minimo sufficiente di giudizio. Oltre agli indici stessi, una specializzazione propria della Piattaforma è la generazione continua di derivati analitici del monitoraggio: dati destinati all'uso di tutti i partecipanti allo scambio pubblico di informazione, per fini personali, civici e commerciali.
Ciò che separa Teisond dai molti canali esistenti di comunicazione e di scambio di informazione è di ordine architettonico. La Piattaforma scioglie l'antico dilemma tra autenticità e anonimato: l'hash crittografico irreversibile unisce, per la prima volta, la verificabilità del partecipante e l'anonimato del giudizio.
Un'istituzione di questa natura ha per conseguenza la comparsa di una categoria di dati che prima non esisteva: l'Analisi della Legittimità Pubblica (PLA, da Public Legitimacy Analytics). Il rigore scientifico della metodologia con cui la piattaforma Teisond raccoglie questi dati è ciò che li rende affidabili; il valore di mercato dei prodotti informativi della Piattaforma è ciò che rende economicamente autosufficiente l'infrastruttura del giudizio civico.
La teoria costituzionale classica proclama il popolo unica fonte del potere. In questa logica, la democrazia rappresentativa è la cornice legittima, e il sistema dell'amministrazione pubblica lo strumento che dà effetto alla volontà del sovrano. La pratica del governo moderno rivela una divergenza persistente tra la dichiarazione e la realtà sociale. Le democrazie si sono scontrate con un deficit di responsabilità che trasforma, per gradi, la governance pubblica in un processo chiuso che riproduce sé stesso. Il deficit ha carattere sistemico e si manifesta in due circuiti connessi, ognuno dei quali indebolisce la capacità dei cittadini di incidere su chi li governa.
Il primo circuito è inscritto nella natura stessa del modello rappresentativo, che può ridursi a una formula: potere continuo, supervisione episodica.
Il giorno delle elezioni il cittadino è il soggetto supremo della politica: con la scheda delega il diritto di governare. Ma quell'atto è unico, un assegno in bianco condizionato firmato con anni di anticipo. Chiusi i seggi, il potere diventa continuo, autonomo e monopolistico, mentre il controllo pubblico su di esso si riduce al nominale. Il cittadino passa dal centro del sistema dell'amministrazione pubblica alla sua periferia, e da soggetto della politica diventa oggetto dei suoi effetti.
Le elezioni formali restano il meccanismo principale di rinnovo e di revoca dei mandati del potere, ma avvengono in modo discreto, di norma una volta ogni quattro o cinque anni. Tra un appuntamento elettorale e il successivo i cittadini attraversano un lungo periodo di pratica privazione dei diritti, privi di qualunque strumento strutturato e accessibile di influenza. Le forme legalizzate di interazione politica, udienze pubbliche, assemblee, petizioni, sono percepite dalla popolazione come rituali privi di conseguenze. Le iniziative digitali del genere gov tech e le pratiche deliberative non erigono altro che una facciata partecipativa, essendo marcatamente consultive e facilmente ignorabili dai funzionari cui si rivolgono. Il potere resta continuo; la sua supervisione, sporadica.
Mentre il primo circuito riguarda soltanto il potere eletto, il secondo, il più profondo dei due, abbraccia l'intero apparato dell'amministrazione pubblica dello Stato.
La governance moderna è giuridicamente stratificata: i rappresentanti eletti si concentrano su norme quadro di portata nazionale, mentre il potere reale di ogni giorno, il diritto di impartire istruzioni e rilasciare licenze, di assegnare bilanci, di ispezionare e sanzionare, passa ai nominati.
Oltre le cariche del potere politico opera un immenso apparato amministrativo e burocratico che governa giorno per giorno lo spazio pubblico ed esercita un'autorità diretta e immediata sulla popolazione. Sono i direttori delle strutture sanitarie e scolastiche, i responsabili dei servizi sociali, i capi degli ispettorati, i comandanti e i funzionari delle forze dell'ordine. Tutti costoro prendono decisioni, generali e individuali, alle quali i cittadini sono tenuti a sottomettersi sotto la minaccia della coazione statale.
Quando un funzionario di questa specie si rivela incompetente, parziale, sprezzante o mosso dalla corruzione, il cittadino comune si trova in una condizione di effettiva assenza di difesa legittima. Le procedure di ricorso sono, per lo più, interne all'amministrazione stessa e orientate a proteggere gli interessi dell'istituzione; la tutela giudiziaria è o sproporzionata nei costi rispetto al peso della questione, o fuori dalla portata della maggioranza dei cittadini; i media reagiscono soltanto a casi isolati abbastanza clamorosi da diventare notizia. Le leve elettorali sono qui impotenti: questa categoria di funzionari, per definizione, non viene eletta e non corre alcun rischio elettorale. Il cittadino, in breve, non dispone di alcuna leva reale sulla loro condotta né sulla qualità della loro amministrazione.
Questa effettiva assenza di retroazione tra governati e governanti è ciò che costituisce il deficit di influenza pubblica legittima.
L'ampiezza del punto cieco amministrativo formato dai due circuiti è sbalorditiva. Per supervisione pubblica permanente non si intende qui l'analisi politica specialistica né la visibilità mediatica, ma la misurazione regolare, verificata e sistematica del livello di fiducia pubblica. Con questo metro, in qualunque democrazia moderna la stragrande maggioranza dell'apparato del potere resta del tutto priva di supervisione.
In un Paese europeo medio di trenta-cinquanta milioni di abitanti, appena qualche decina di figure politiche di primo piano è coperta da una qualche forma di rilevazione sociologica. I poteri reali di autorità, invece, la disposizione delle risorse della società, le decisioni di permesso e di divieto, l'esercizio delle funzioni di coazione, sono nelle mani di oltre centomila amministratori nominati.
Le cifre che seguono mostrano la proporzione tra chi esercita effettivamente il potere dello Stato e coloro la cui posizione davanti al pubblico è seguita, almeno sporadicamente, tra un'elezione e l'altra:
una piccola democrazia (3–5 milioni di abitanti): da 10.000 a 20.000 funzionari che esercitano il potere, contro 5–15 sotto osservazione sporadica;
uno Stato modesto (10–30 milioni): da 30.000 a 100.000, contro 10–30;
uno Stato medio (30–50 milioni): da 100.000 a 150.000, contro 15–50;
un grande Stato (50–100 milioni): da 150.000 a 500.000, contro 30–80.
Detto altrimenti: per ogni funzionario il cui livello di fiducia pubblica viene periodicamente pubblicato, ce ne sono diverse migliaia che agiscono in condizioni di completa invisibilità pubblica.
La persistenza dei due circuiti poggia su due premesse profonde, incorporate nell'architettura moderna del potere.
La prima è la presunzione di un demos incompetente. Le istituzioni politiche e la tecnica elettorale muovono dal presupposto, appena dissimulato, che il cittadino comune sia incapace di formarsi un apprezzamento razionale e indipendente di decisioni amministrative complesse. I cittadini, si intende, delegano il potere ai rappresentanti restando, in permanenza, privi delle competenze che la loro supervisione richiederebbe. Ne discende la prassi consolidata di gestire il comportamento dell'elettore con narrazioni mediatiche e campagne d'informazione, giustificata da un bene pubblico grossolanamente generalizzato.
La posizione opposta, meno popolare tra le élite di governo, sostiene che la competenza civica è una capacità reale e ampiamente distribuita della società. Non idealizza i cittadini come bene informati o immuni alla manipolazione, ma respinge in radice l'idea di un'incapacità innata della popolazione di riconoscere il proprio interesse o quello della società. Che le persone siano capaci di osservare l'azione delle istituzioni, confrontarla con le proprie attese e formarsi un giudizio pertinente sulla qualità dell'amministrazione pubblica non è in discussione. L'unica questione è se esista un sistema di scambio di informazione capace di convertire questa capacità in un segnale pubblico duraturo.
La seconda premessa riguarda la logica interna dell'apparato statale. In teoria, la verticale esecutiva della funzione pubblica risponde ai politici eletti, e questi, a loro volta, al popolo. In pratica lo schema è eroso dalla politicizzazione della funzione pubblica e dal nepotismo.
Poiché l'apparato burocratico è, di norma, creatura del gruppo politico al potere, quel gruppo perde ogni motivo di esercitare un controllo reale sui propri nominati. L'effetto è quello di una copertura reciproca: l'apparato fornisce ai politici la risorsa amministrativa e la stabilità finanziaria, e i politici garantiscono in cambio all'apparato l'immunità davanti alla legge e davanti all'ira pubblica [O'Donnell, 1998]. La responsabilità gerarchica dichiarata all'interno dell'apparato statale diventa lo strumento con cui il sistema si difende dall'influenza esterna della propria stessa fonte costituzionale. Questo tratto del sistema non va attribuito ad alcuna inclinazione cospirativa dei suoi singoli partecipanti; è la conseguenza di un funzionamento privo di qualunque supervisione esterna indipendente.
Il deficit di influenza extraelettorale e il deficit di influenza pubblica legittima condividono un'unica causa profonda: l'assenza di un sistema organizzato di responsabilità reciproca tra cittadini e potere che esista come istituzione sociale a pieno titolo.
I funzionari esercitano un potere continuo per costruzione del sistema; i cittadini sono privi di qualunque meccanismo sistematico e continuo che incida sulla qualità di quel potere. Ne risulta una relazione strutturalmente unidirezionale: l'autorità scorre verso il basso senza interruzione, mentre la risposta della sua fonte risale soltanto a episodi e, quanto al segmento più numeroso di quell'autorità, non risale affatto. L'architettura moderna della governance pubblica esibisce un'asimmetria profonda. Il sistema dell'amministrazione statale dispone di solide barriere istituzionali, di procedure elaborate e di immunità giuridiche che proteggono gli amministratori dal malcontento pubblico, mentre il cittadino, sotto la pressione continua delle decisioni burocratiche, resta senza difesa.
Soprattutto, il problema non è speculativo. La qualità palesemente declamatoria del celebrato status del popolo come fonte del potere ha un significato pratico critico, anzitutto per la minaccia permanente di una crisi di legittimità. Quando i cittadini cominciano, in massa, a vedere quello status come una formula sulla carta, la fiducia nelle istituzioni dello Stato in quanto tali crolla. La pratica politica attesta che quando un principio costituzionale smette di funzionare, ciò che segue non è una disputa teorica, ma uno sconvolgimento sociale reale, dalla rottura rivoluzionaria allo scivolamento di ritorno verso l'autoritarismo.
Il deficit di responsabilità reciproca tra il potere e i cittadini non è più speculativo di tutto questo. La responsabilità in forma istituzionalizzata, riconosciuta dalla società, è quasi l'unica salvaguardia reale che preservi una popolazione dal perdere ogni senso di influenza sul potere e, con esso, dalle conseguenze distruttive descritte.
Diversi fattori strutturali spiegano perché un'infrastruttura di responsabilità reciproca tra cittadini e potere non sia mai sorta da sola.
Il più evidente è il limite tecnologico delle epoche precedenti. Fino a oggi non esisteva alcuno strumento per la raccolta, l'aggregazione e la pubblicazione di massa dei giudizi individuali dei cittadini in tempo reale. Gli strumenti ereditati, petizioni, sondaggi, adunanze, furono plasmati dalle capacità di comunicazione del loro tempo, e non furono mai concepiti come mezzi di uno scambio continuo di informazione tra una popolazione e il suo governo.
Il secondo fattore è il rigetto congenito, da parte della burocrazia di ogni epoca, di qualunque tentativo esterno di supervisione che essa non possa amministrare da sé. Ogni sistema resiste alle idee, ai fenomeni o agli elementi estranei incompatibili con la sua natura profonda. I meccanismi interni di controllo, dal canto loro, nascono per proteggere la coesione istituzionale, non per allargare lo spazio dell'intervento dall'esterno.
A questo appartiene l'opportunismo politico, e il vantaggio politico che deriva dall'esistenza di zone grigie e di vuoti di responsabilità tra le elezioni, donde l'assenza di qualunque incentivo a costruire un'infrastruttura che li colmi.
Tutto ciò è rafforzato dalle barriere all'azione collettiva: la dispersione dei cittadini e la mancanza di risorse per erigere sistemi indipendenti di monitoraggio. Là dove sorgono gruppi organizzati, essi servono per lo più interessi ristretti, e non l'idea di una supervisione civica sistematica a tutti i livelli del potere, un'idea che ha sempre portato il peso del presupposto di un demos incapace di formarsi giudizi degni di considerazione in materia di politica e di amministrazione.
Da ultimo, un ruolo decisivo lo ha giocato la trascuratezza, in ambito accademico, di ogni visione della legittimità pubblica come variabile continua, quantificata e dinamica, che può e deve essere sottoposta a misurazione pubblica permanente. L'assenza di una cornice concettuale ha impedito a sua volta che il termine si formasse e che il paradigma fosse riconosciuto; e così il costrutto sociale corrispondente non ha generato alcuna domanda di un'infrastruttura che lo servisse. È questa omissione, concettuale e tecnologica insieme, che Teisond esiste per colmare.
Nel corso dei secoli il mondo democratico ha prodotto strumenti volti, in un modo o nell'altro, a ordinare la relazione tra la società e il potere, e in essa la disuguaglianza delle posizioni delle parti rispetto all'influenza sulle decisioni del potere. Nessuno di questi strumenti, da solo o nell'insieme, si è dimostrato capace di chiudere i deficit descritti. La ragione non sta in alcun difetto o inefficienza degli strumenti stessi, ma nel fatto che nessuno corregge l'asimmetria strutturale dell'influenza: il potere si esercita in modo continuo, mentre l'influenza su di esso resta episodica e distribuita in modo disuguale. In altri tempi questa asimmetria passava per una proprietà innata dell'ordine delle cose. Nel mondo moderno essa minaccia sempre più tanto la stabilità sociale quanto l'efficacia della società, poiché la sfiducia e il malcontento accumulati non trovano alcun canale legittimo di sbocco.
Le elezioni restano la pietra angolare della responsabilità, perché portano incorporato un meccanismo diretto di sanzione: la sostituzione di chi governa. Ma operano soltanto su macrocicli, confinando il diritto di intervento politico del cittadino a un accesso rigidamente periodico. Nei confronti della moltitudine degli amministratori nominati, nessuna forma di quel diritto è prevista. Le elezioni, inoltre, restituiscono un esito binario, confermare o sostituire, che comprime migliaia di impressioni e di giudizi in un'unica scelta bipolare.
Gli strumenti alternativi di espressione diretta, referendum, procedure di revoca secondo il principio del mandato imperativo e figure affini, comportano una soglia di mobilitazione e un costo eccezionalmente alti. Vengono perciò impiegati soltanto nelle situazioni di crisi, e soltanto là dove la legge li prevede espressamente.
Le istituzioni di controllo parlamentare e intrastatale, come le corti dei conti, gli ispettorati di vigilanza e i difensori civici, sono l'espressione caratteristica del tentativo della democrazia di incorporare meccanismi di responsabilità direttamente nella macchina dello Stato.
Ognuna è chiamata ad assicurare lo svolgimento di qualche funzione importante per lo Stato, ma annoverarle in un'infrastruttura civica di supervisione sarebbe ingenuo. In pratica si concentrano o sulla politica di alto livello o sulle deviazioni giuridiche manifeste, lasciando da parte l'inefficienza amministrativa, l'ostruzionismo burocratico e l'arroganza istituzionale dei funzionari nei rapporti con la popolazione. Collocati dentro l'apparato statale, organi del genere sono inevitabilmente trascinati in coalizioni protettive verticali, dove la conservazione della stabilità del sistema prevale sempre sulla pacificazione del malcontento pubblico.
In queste condizioni il reclamo del singolo è condannato a restare solitario dentro un sistema burocratico chiuso. Non si accumula con altri simili, non diventa un segnale pubblico trasparente, e lascia la reale portata del problema invisibile alla società.
Gli strumenti di partecipazione civica esibiscono limiti di un altro ordine. Le campagne di petizioni, per quanto si esauriscano nel momento in cui viene emessa una risposta burocratica formale, generano effettivamente un segnale pubblico sporadico. La loro efficacia complessiva è nondimeno trascurabile, per il carattere giuridicamente non vincolante delle richieste e il carattere discrezionale della risposta. Un'illustrazione di quest'ultimo punto è l'esistenza di soglie formali di firme: diecimila possono innescare una reazione; novemilanovecentonovantanove, no. La debolezza principale della petizione come strumento di influenza civica sta tuttavia nel fatto che né l'atto del suo deposito né il contenuto delle sue richieste creano, di per sé, il minimo incentivo del potere a rispondere. Come strumenti di influenza civica o di supervisione del potere, dunque, le petizioni non possono servire.
La protesta di piazza segnala il limite esterno della tensione del sentimento pubblico, ma comporta un alto costo di partecipazione, rischi per la sicurezza personale di chi vi prende parte, e l'innalzamento del conflitto allo stadio del confronto aperto. Per costruire un equilibrio sociale durevole è, per definizione, inadeguata.
Le forme collettive di partecipazione, come le udienze e le consultazioni pubbliche, soffrono di un errore sistematico di campione, poiché chi vi prende parte costituisce una minoranza non rappresentativa e spesso interessata. Oltre a ciò, le procedure di questo genere hanno un carattere marcatamente declamatorio, il che consente ai funzionari di simulare il dialogo senza contrarre alcun obbligo di cambiare condotta.
Il sondaggio sociologico è uno strumento relativamente efficace per studiare lo stato del sentimento pubblico, ma è inadatto al ruolo di infrastruttura pubblica di responsabilità per limiti puramente strutturali, cui si aggiunge una serie di difetti sistemici.
I difetti della pratica demoscopica attuale riguardo agli atteggiamenti verso i politici pubblici nascono da problemi metodologici, dal contesto politico e dalla psicologia degli intervistati, e possono raccogliersi sotto quattro capi. Tra le falle metodologiche e procedurali stanno gli effetti della lista imposta, un repertorio ristretto di nomi e la modellazione artificiale di un rating con l'inclusione o l'esclusione di un dato politico, la formulazione manipolatoria delle domande e la difficoltà di comporre un campione rappresentativo. Tra i fattori psicologici e di comportamento dell'intervistato figurano l'effetto di desiderabilità sociale, per cui gli intervistati nascondono le loro reali preferenze politiche; il timore di esprimere un'opinione critica nelle interviste telefoniche o porta a porta; e la superficialità degli apprezzamenti, che fissano un'emozione momentanea al posto di un atteggiamento radicato.
Un gruppo distinto di problemi riguarda la manipolazione nella pubblicazione dei risultati e l'attività dei servizi pseudosociologici: rating su commissione e inventati, presentazione frammentaria dei dati nei media, la mancata considerazione di un margine d'errore che può superare la distanza tra i candidati, e la mancata considerazione della quota di intervistati indecisi o che hanno rifiutato il contatto. Resta, da ultimo, il problema del dinamismo dei dati, l'effetto di breve vita: cifre che hanno perso attualità e la cui pubblicazione, di frequente, disinforma la società invece di rispecchiare la realtà.
I social network concedono ai cittadini una latitudine senza precedenti per esprimere qualunque giudizio, compreso il proprio atteggiamento verso qualunque detentore del potere, ma come infrastruttura di responsabilità portano difetti fondamentali di costruzione. Non esigono verifica: chiunque può creare un account. Sono privi di struttura: una pubblicazione critica e la produzione di una bot farm sono indistinguibili come formato di dati. E non compiono alcuna aggregazione: le espressioni individuali di malcontento non compongono un segnale pubblico credibile.
Ne consegue che i social network e le piattaforme digitali d'uso generale generano un rumore emotivo destrutturato e soffrono di un'inaffidabilità endemica per la prevalenza dei bot. A ciò si aggiunge un difetto sostanziale delle reti, il deficit di riservatezza: criticando il potere, il cittadino si espone ai rischi di profilazione, persecuzione e ritorsione personale, tanto è facile la deanonimizzazione.
In sintesi: nessuno degli strumenti esistenti possiede l'insieme di proprietà criticamente necessario che un'ipotetica infrastruttura di responsabilità democratica dovrebbe riunire simultaneamente: continuità di funzionamento, universalità di copertura, verifica crittografica che elimini la distorsione, aggregazione matematica dei giudizi, partecipazione civica senza ostacoli e protezione architettonica della riservatezza.
Questo insieme di proprietà, o qualcosa che vi si avvicini, non è mai appartenuto ad alcuno strumento di partecipazione civica concepito fino a oggi. Prima di passare a modellare un'alternativa degna di questo nome, vale tuttavia la pena di considerare perché i numerosi tentativi di modificare gli strumenti esistenti, nel senso del superamento del deficit democratico di responsabilità, non abbiano conosciuto successo.
I deficit descritti non passarono inosservati. La teoria politica ha proposto più di una volta vie per superarli, ma ogni tentativo si è scontrato con la resistenza strutturale del sistema stesso che intendeva riformare. Questi tentativi contano qui non come riferimento storico, ma come prova: il divario non si chiude raffinando gli strumenti esistenti. Esige uno strumento di altra natura. Quanto segue esamina i tentativi di riformare i due circuiti, insieme alle ragioni per cui ognuno di essi ha urtato, senza eccezione, contro dure barriere istituzionali.
I tentativi di superare i deficit di responsabilità del primo circuito presero la forma di due formati progressivi di ordine politico. Il primo è la democrazia deliberativa, nella quale la condizione di una decisione amministrativa è il previo raggiungimento di un consenso pubblico attraverso la partecipazione dei cittadini alla sua elaborazione. Il secondo è la democrazia elettronica, che prevede la partecipazione civica alla governance attraverso i mezzi delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione [Habermas, 1975; Fishkin, 2011].
Entrambi i formati rivelarono a tempo debito difetti propri. Il più vistoso è la facciata partecipativa, nata dal carattere consultivo delle decisioni adottate con tali procedure e dalla libertà senza riserve dei loro destinatari di ignorarle. Il secondo è l'elitismo della partecipazione: la pratica deliberativa attira sempre un piccolo gruppo autoselezionato la cui composizione non rappresenta la società. Il terzo, proprio dei formati digitali, è il rischio di populismo, il voto emotivo senza analisi profonda, dove la velocità e la portata di massa del canale premiano la reazione anziché il giudizio [Coleman & Moss, 2012]. In breve, i formati di questo genere allargano lo spazio dell'espressione, ma non creano alcun meccanismo le cui conseguenze il potere non possa ignorare.
Il tentativo più radicale di rianimare il secondo circuito risiedette nell'idea di rendere elettivi gli amministratori nominati, sul modello dell'elezione degli sceriffi e dei giudici in alcuni Stati degli USA. La logica è seducente: se la fonte del problema è l'assenza di responsabilità elettorale, si introduca la responsabilità elettorale.
Il difetto principale di questa via si rivelò la politicizzazione delle cariche professionali. Quando gli organi di polizia o giudiziari cominciano a prendere le loro decisioni guardando ai rating elettorali e non alla legge, la funzione stessa per cui quelle cariche esistono ne esce danneggiata. Oltre a ciò, l'elettore è oggettivamente privo di strumenti per apprezzare competenze strettamente specialistiche: la qualità processuale del lavoro di un giudice o di un investigatore non si giudica con una scheda, come non si sceglie un chirurgo per votazione [Schumpeter, 1942]. Rendere elettiva una carica professionale sostituisce la logica elettorale al principio dei criteri, e lascia i cittadini senza alcun mezzo di giudicare il merito.
L'approccio successivo si materializzò nella forma di organi di vigilanza quasi indipendenti: strutture anticorruzione specializzate, ispettorati, istituzioni del difensore civico e figure affini. L'intenzione era collocare il controllo fuori dalla verticale tradizionale dell'amministrazione e dotarlo di autonomia istituzionale.
Il difetto principale, e piuttosto ovvio, si rivelò la velocità con cui organi del genere acquisirono procedure chiuse proprie e si mutarono in una nuova megaburocrazia, isolata dalla società civile [Pollitt & Bouckaert, 2011]. Creato come rimedio alla chiusura dell'apparato, un organo di questa specie riproduceva inevitabilmente quella stessa chiusura a un livello nuovo. Il risultato è che, al posto di un arbitro indipendente, il cittadino riceve un'istituzione in più, cui rivolgersi secondo le sue proprie regole e dalla quale attendere la sua propria discrezione. Di più: un controllore esterno per costruzione finisce, nei fatti, per integrarsi nella medesima struttura di protezione reciproca che avrebbe dovuto controbilanciare.
Il terzo approccio, fondato sul concetto del New Public Management, introdusse meccanismi di mercato e di servizio, sotto i quali lo Stato si trasforma in piattaforma digitale e il funzionario in fornitore di servizi con KPI automatizzati [Osborne, 2010].
È notevole che questo modello abbia dato buona prova al livello inferiore e routinario dell'amministrazione, dove l'interazione col cittadino si riduce a un servizio semplice, come il rilascio di un certificato o di una licenza. Ai livelli superiori della decisione regolatoria, però, i criteri di mercato si rivelano insostenibili: la funzione della coazione statale è, per sua natura, estranea alla logica del servizio di mercato. L'efficacia di un ispettore che impone una sanzione, o di un investigatore che restringe la libertà, non è l'efficacia di un fornitore di servizi valutabile con indicatori di servizio. Dove l'autorità è coazione e non servizio, la metrica della soddisfazione del cliente perde il suo senso.
In tutta la loro varietà di concezione, ognuno di questi tentativi ha urtato contro un'unica barriera comune, più visibile nel secondo circuito. È l'asimmetria informativa, il fenomeno weberiano del potere attraverso il monopolio del sapere, dove il gergo giuridico complesso e le istruzioni interne preservano con affidabilità il deficit di influenza pubblica [Weber, 1978]. Finché l'apparato resta l'unica parte che comprende le proprie procedure e controlla i propri dati, ogni tentativo di supervisione dall'esterno è costretto ad appoggiarsi all'informazione fornita dall'oggetto stesso di quella supervisione.
Ne segue una conclusione che restringe il campo delle soluzioni possibili: nessuna riforma della verticale del potere in sé, e nessuna riforma funzionalmente dipendente da quella verticale, è capace di valicare questa barriera, poiché ne eredita le origini.
La debolezza istituzionale, empiricamente dimostrata, dei modelli tradizionali di amministrazione pubblica fissa il punto: né gli atti isolati di attivismo civico, né i presidi quasi indipendenti incastonati nella verticale del potere, né i vari servizi gov tech creati dallo Stato stesso sono oggettivamente capaci di difendere l'interesse pubblico da un sistema che protegge la propria chiusura dall'influenza esterna, e l'interesse privato dei suoi funzionari. Gli strumenti esistenti di partecipazione civica alla governance pubblica non chiudono i deficit di responsabilità, e la modernizzazione di quegli strumenti è senza prospettiva, dal momento che essi sono incastonati nella verticale del potere, dipendenti da essa, o entrambe le cose.
Il contrappeso sociale a un sistema istituzionalizzato di coazione statale governato dalla logica dell'autoconservazione può essere soltanto un altro sistema, istituzionalizzato nella stessa misura: un'istituzione sociale a pieno titolo, indipendente dal potere, operante al livello in cui si soddisfano i bisogni sociali e psicologici del singolo cittadino.
La soluzione Teisond è un sistema di monitoraggio civico continuo della legittimità del potere, il cui scopo è strutturare, regolare e legittimare una supervisione duratura del modo in cui vengono esercitati, nel periodo tra le elezioni, i poteri delegati dai cittadini.
L'incarnazione pratica di questo sistema è un'infrastruttura digitale pubblica di retroazione non coattiva, extraformale e duratura, che genera in continuo dati con incidenza sulle conseguenze personali, di carriera e di reputazione, per i detentori del potere, e converte così i giudizi dei cittadini in segnali visibili e in incentivi che i funzionari possono sentire.
Che un tale sistema risponda ai tratti classici di un'istituzione sociale è evidente. La finalità principale delle istituzioni sociali è dare stabilità, ordine e prevedibilità alle relazioni sociali, e la loro forma di esistenza è un'infrastruttura pubblica durevole che assicura la partecipazione libera e senza ostacoli dei cittadini al loro funzionamento. Al tempo stesso, il deficit democratico di responsabilità è un fenomeno sistemico, onnicomprensivo e politicamente sensibile, e può perciò essere superato soltanto da un altro sistema alla scala di un'istituzione sociale, non da un'iniziativa puntuale o da uno strumento passivo. La supervisione civica continua della legittimità pubblica del potere può e deve diventare una pratica sociale generalmente riconosciuta, istituzionalizzata col tempo in istituzione autonoma, indipendente dallo Stato.
Il principio fondativo di Teisond non è privo di precedenti. I movimenti dei dati aperti e la legislazione sulla trasparenza hanno già stabilito il diritto dei cittadini a un'informazione strutturata proveniente dalla sfera dell'amministrazione pubblica, dai bilanci aperti agli appalti trasparenti. Finora, però, quel principio copriva soltanto la dimensione istituzionale del potere. Teisond compie il passo successivo e lo estende alla dimensione personale: la visibilità pubblica della legittimità di ogni singolo funzionario.
Il significato di questa cornice si chiarisce nel confronto con l'istituzione classica delle elezioni. Entrambi i sistemi sono istituzioni sociali e, nel sostegno alla vitalità della democrazia, adempiono funzioni distinte ma complementari. L'istituzione delle elezioni struttura, regola e legittima la delega discreta dei poteri del sovrano ai suoi rappresentanti su macrocicli. L'istituzione del monitoraggio civico continuo della legittimità del potere struttura, regola e legittima la supervisione duratura del modo in cui quei poteri vengono esercitati nel periodo tra le elezioni. La prima risponde alla domanda a chi il popolo affida il potere; la seconda, a come quel potere viene esercitato giorno per giorno una volta delegato.
Lo scopo di questa nuova istituzione sociale non è dunque né soppiantare le istituzioni già esistenti, quelle politiche anzitutto, né migliorarle. Il suo compito non è l'intervento nel lavoro del potere né nella procedura elettorale, ma l'assicurazione di un equilibrio durevole dentro il sistema di governance, controbilanciando la coazione del potere con il segnale reputazionale continuo della società. Essa non conferisce al cittadino alcun diritto di decidere al posto del funzionario. Restituisce al cittadino il diritto a un giudizio proprio e alla sua visibilità pubblica: diritti democratici elementari perduti fin dall'antichità.
Ogni istituzione sociale che ambisca a essere più di un insieme di dichiarazioni richiede uno scheletro materiale e tecnico: un'infrastruttura propria. L'istituzione delle elezioni poggia su una vasta infrastruttura statale di commissioni elettorali, seggi e sistemi di conteggio. Ma la natura particolare di un'istituzione che monitora la legittimità del potere non le consente di dipendere dallo Stato né dalla sua base materiale, poiché l'oggetto della sua supervisione è lo Stato stesso. Un'infrastruttura amministrata dalla parte che deve osservare perde il suo senso nell'istante stesso della sua creazione.
Nelle condizioni moderne, invece, la vitalità di questa istituzione può essere assicurata da un'infrastruttura digitale indipendente sorta direttamente in seno alla società civile: una piattaforma di tecnologia civica con un'architettura di dati verificabile e algoritmi aperti all'audit indipendente. La resilienza di una tale infrastruttura non poggia su diritti di proprietà, né su mezzi tecnologici, né sulla protezione fisica dei server, ma sulla legittimazione giuridica: sulle norme costituzionali fondamentali e sull'articolo 25 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, che garantisce a ognuno il diritto di partecipare direttamente alla direzione degli affari pubblici. Quanto al suo proprio statuto istituzionale, del pari, il monitoraggio civico della legittimità pubblica è uno strumento che dà effetto al diritto di espressione politica dei cittadini: la possibilità, prevista dal diritto, di esprimere liberamente la propria volontà, i propri pensieri e le proprie intenzioni, con conseguenze anche giuridiche, e fondata sulla libertà di espressione e di convinzione.
In ultima istanza, però, la resilienza di un'istituzione di monitoraggio pubblico non è assicurata né dal diritto né dalla tecnologia, ma dalla scala. Un'istituzione simile nasce e dura finché una massa critica della società ne condivide i fini e i motivi. Quando gli strumenti di monitoraggio della legittimità sono usati da milioni di cittadini verificati, la pratica della supervisione diventa un fenomeno sociale cui non ci si può opporre in via amministrativa senza entrare in conflitto con la fonte stessa del potere.
Su questi fondamenti, istituzione, infrastruttura indipendente, scala, si costruisce l'architettura sostanziale della Piattaforma Teisond che questo White Paper presenta.
L'incarnazione pratica della Piattaforma richiede un ambiente che converta un segnale sociale disperso in dati strutturati, con bassa frizione e alta sicurezza.
L'architettura di Teisond si dispiega su due livelli. Il livello civico fornisce ai cittadini verificati l'accesso alla partecipazione al monitoraggio della legittimità pubblica dei detentori del potere e i mezzi per emettere il proprio giudizio. Il livello della Piattaforma risponde della raccolta, della conservazione e dell'aggregazione di quei giudizi in indici pubblici di legittimità, protetti da una soglia di rappresentatività e dal principio della privacy fin dalla progettazione, nonché della preparazione dell'analitica che li accompagna. I consumatori dei prodotti informativi della Piattaforma non formano un livello architettonico distinto: funzionari, media, ONG e ricercatori differiscono soltanto per le procedure di accesso. Tra i vantaggi di questa disposizione, due sono di primaria importanza: essa supera l'asimmetria dello scambio di informazione tra cittadini e potere insita nei mezzi tradizionali di comunicazione di massa, e nega alle parti di quello scambio ogni mezzo di influenza diretta l'una sull'altra.
L'interfaccia della Piattaforma è concepita secondo la logica di un prodotto digitale di massa accessibile. Chiunque può consultare gli indici di legittimità vigenti dei funzionari, liberamente e senza registrazione; quei dati sono aperti a tutti. L'identificazione degli utenti cittadini è richiesta soltanto al momento dell'emissione del primo giudizio, il che introduce, come questione di procedura, lo standard democratico di un cittadino, un account. In seguito non serve alcuna identificazione ripetuta: l'accesso all'account è assicurato da una chiave crittografica di accesso legata al dispositivo del cittadino, ed emettere o modificare giudizi nei confronti di qualsivoglia funzionario richiede pochi secondi e non esige verifiche ulteriori. La verifica è un evento unico di ingresso nell'applicazione, non una barriera ricorrente alla partecipazione.
La verifica avviene attraverso i servizi nazionali di identificazione digitale e protegge il sistema dalla manipolazione artificiale, dai comportamenti inautentici coordinati e dalle bot farm. Ciò che entra nel sistema, però, non è la persona, ma unicamente un hash crittografico irreversibile dell'identificativo. Questo rende la profilazione politica e la deanonimizzazione tecnicamente impossibili, anche per gli stessi sviluppatori della Piattaforma: il sistema può confermare che un giudizio appartiene a un cittadino reale e unico, ma non può stabilire chi sia quel cittadino né quale sia stato il suo giudizio. L'anonimato non è qui un'opzione tecnica di sicurezza, ma una garanzia istituzionale fondamentale della libertà di espressione. Senza di esso, un cittadino di una piccola comunità non emetterebbe mai sfiducia verso un funzionario locale.
L'atto stesso di registrare un giudizio si riduce a una scelta binaria tra fiducia e sfiducia, senza che sia richiesta alcuna giustificazione ulteriore. Questa forma binaria abbrevia ogni interazione con la Piattaforma a un minuto o due, mentre la minimizzazione delle soglie di partecipazione e l'assenza di qualunque pagamento incoraggiano la cerchia più ampia possibile di utenti cittadini alla partecipazione costante al monitoraggio, come precondizione della crescita in scala della rete e della vitalità del sistema. Questi fattori furono incorporati nell'architettura della Piattaforma non per semplice comodità dei partecipanti a questo scambio di informazione, ma anzitutto in vista della formazione di uno spazio proprio di comunicazione sociale e dell'istituzionalizzazione della pratica corrispondente.
Il secondo e ultimo livello architettonico è la Piattaforma stessa: la raccolta, la conservazione e l'aggregazione dei giudizi, e la loro conversione in indici pubblici, misure della legittimità pubblica di una persona che esercita il potere agli occhi di chi vi è soggetto. Ogni giudizio viene emesso nei confronti di un funzionario identificato attraverso la carica che occupa. L'indice viene calcolato come un'istantanea di tutti i giudizi vigenti su quel funzionario al momento del calcolo, e quindi pubblicato. Il calcolo avviene con una periodicità stabilita, sicché l'indice pubblicato resta invariato fino al suo ricalcolo successivo. La sequenza di tali istantanee forma la dinamica della fiducia pubblica nel funzionario nel tempo.
L'anonimato della partecipazione e la protezione dell'utente cittadino dalla deanonimizzazione sono integrati direttamente nel codice della Piattaforma secondo il principio della privacy fin dalla progettazione. Il primo presidio è posto al livello della verifica: poiché il sistema conserva soltanto un hash crittografico irreversibile, un giudizio non può essere ricondotto alla persona che lo ha emesso, né da terzi né dagli sviluppatori della Piattaforma. Il secondo presidio riguarda i dati stessi: il sistema non conserva, per principio, alcuno storico dei giudizi né dei cambiamenti di opinione, e registra unicamente il loro stato vigente. Persino nell'ipotesi di un accesso non autorizzato al sistema, un intruso non otterrebbe altro che un corpo di giudizi vigenti spersonalizzati, senza nomi alle spalle e senza alcuna storia che li preceda.
Un elemento proprio della metodologia è la soglia statistica di pubblicazione. L'indice di un funzionario viene pubblicato una volta accumulato un numero stabilito di giudizi verificati; fino ad allora, il profilo mostra l'avanzamento dell'accumulo: quanti giudizi sono stati registrati e quanti ne mancano perché l'indice si apra. Non è una formalità tecnica, ma uno standard di qualità della misurazione: un indicatore di legittimità ricavato da un corpo di giudizio troppo esiguo sarebbe deformato dal caso, e la Piattaforma non presenta valori simili come livello misurato di fiducia pubblica. Le soglie sono differenziate secondo la scala della carica, da diverse centinaia di giudizi per i funzionari di rango nazionale ad alcune decine per quelli locali. La pubblicazione di un indice significa, di conseguenza, che dietro di esso sta sempre un corpo sufficiente di giudizio, e il momento in cui un indice si apre diventa un evento pubblico.
Il corpo accumulato dei giudizi individuali dei cittadini, la Piattaforma lo converte in un segnale pubblico: l'indice di legittimità del funzionario monitorato. Quell'indice viene pubblicato in un profilo reputazionale aperto, e con ciò la Piattaforma dà effetto a un principio: alla natura pubblica del potere deve corrispondere la pubblicità della valutazione che la società dà della legittimità di chi lo esercita. Qui il segnale civico compie il suo percorso e diventa un fatto sociale.
I funzionari non formano un livello architettonico distinto della Piattaforma; sono consumatori dei suoi prodotti informativi. Il profilo pubblico di un funzionario è aperto a ogni visitatore. L'abbonamento aggiunge profondità analitica ai dati sul livello della propria legittimità pubblica del funzionario, e il profilo verificato aggiunge il diritto di replica: un canale di presenza ufficiale accanto al proprio indice, nello stesso piano di visibilità pubblica in cui si forma il segnale reputazionale.
La domanda scettica rivolta a un'istituzione di monitoraggio della legittimità, come a ogni forma di osservazione sociale priva di un proprio sistema di sanzione o di un meccanismo di costrizione, è ovvia: se la pubblicazione di un indice di legittimità non comporta alcuna conseguenza giuridica, perché il funzionario monitorato dovrebbe tenerne conto? La risposta è che i cambiamenti di condotta fuori dalla procedura formalizzata non li produce la minaccia della sanzione, ma la forza della visibilità. La pubblicazione dell'indice di legittimità pubblica di un detentore del potere mette in moto diversi meccanismi distinti ad azione indipendente, che compongono a loro volta un insieme di incentivi e di motivazioni che al funzionario importano.
Il primo meccanismo è l'anticipazione elettorale. Per i detentori di potere eletto, l'instabilità o il declino dell'indice segnalano vulnerabilità molto prima che la contesa elettorale giunga al suo esito, e consentono di correggere la condotta pubblica. I cicli elettorali stabiliti aprono il canale di retroazione soltanto nel momento in cui rispondere non significa più nulla, mentre l'accesso a dati continuamente aggiornati trasforma una minaccia lontana di sconfitta in un parametro corrente di gestione. L'incentivo a sorvegliare il sentimento elettorale opera, di conseguenza, non soltanto nel periodo preelettorale, ma lungo l'intero mandato.
Il secondo meccanismo è la vulnerabilità del capitale reputazionale. L'indice è pubblico e persistente: esiste come sapere comune nelle relazioni del funzionario con gli elettori, il partito, i colleghi e i media. Un funzionario il cui indice declina in modo costante affronterà immancabilmente domande scomode da parte di giornalisti, compagni di partito e avversari, senza alcuna conseguenza formale, ma con conseguenze informalmente ben tangibili. Il peso della reputazione sulle prospettive di carriera ha contato in ogni epoca; l'esistenza di una fonte pubblica verificata lo moltiplica.
Il terzo meccanismo è l'amplificazione mediatica: gli indici portano in sé il potenziale di diventare indicatori standard di riferimento per i media. Ogni movimento di un indicatore simile diventa notizia, il che allarga lo spazio dell'interesse per la partecipazione civica e della motivazione verso di essa; una cerchia più ampia di partecipanti al monitoraggio affina l'indice e approfondisce il quadro. Il circuito di retroazione tra la pubblicità dei dati del monitoraggio e l'intensificazione della partecipazione civica riempie lo spazio informativo e rende impossibile la soppressione di un indice scomodo: chiunque vi abbia interesse può vederlo.
Il quarto meccanismo è la risposta dell'ambiente competitivo. I rivali politici e amministrativi acquisiscono il mezzo di citare gli indicatori di legittimità poco convincenti di un avversario come argomento per il cambiamento del personale, e l'opposizione li cita in pubblico. La posizione del funzionario monitorato dentro l'istituzione diventa vulnerabile in materia di prospettive di carriera, di attribuzioni e di avanzamenti. In teoria, un funzionario può ignorare finché vuole i dati del monitoraggio pubblico della propria legittimità; in condizioni in cui chi lo circonda vi presta un interesse attento, è improbabile.
Nessuno di questi meccanismi sanziona né costringe formalmente; insieme, però, essi alterano radicalmente l'ambiente in cui opera un detentore del potere, un ambiente che perde con ciò i suoi principali vantaggi storici: l'invisibilità e l'esenzione dalla risposta.
La natura di un'istituzione sociale consiste nello strutturare il disordine di una sfera delle relazioni sociali standardizzandola. Al tempo stesso, la comprensione del bisogno sociale che una tale istituzione esiste per soddisfare si chiarisce nella distinzione tra ciò che essa è e, in particolare, ciò che non è.
Teisond non è un organo che controlli la devianza con un sistema di sanzioni, e nemmeno una forma di associazione di individui in gruppi o strutture per lo svolgimento di funzioni sociali. I suoi compiti rispondono nondimeno pienamente ai tratti della soddisfazione di certi bisogni fondamentali della società, tra cui la sicurezza, la socializzazione e lo sviluppo, e si prestano a essere incorporati da una società democratica nei suoi processi esistenti.
Teisond è un'infrastruttura di misurazione dell'atteggiamento della società verso il potere, che rende visibile il giudizio civico. Le sue funzioni finiscono lì, ma il suo valore sociale no: quel valore risiede nella possibilità di attenuare le conseguenze del conflitto sociale latente permanente legato alla coazione che alcuni membri della società esercitano su altri, e alla disuguaglianza delle loro posizioni rispetto alla distribuzione del potere.
La Piattaforma non prende alcuna decisione propria, non crea obblighi, non impone sanzioni, non destituisce né nomina nessuno. Ciò che il suo funzionamento produce è un flusso continuo e strutturato di dati, disponibile all'uso di un ampio ventaglio di parti, dagli organi del potere statale e dai partiti politici alle imprese, ai media, agli studiosi e alle organizzazioni civiche, ognuno con fini e bisogni pragmatici propri. Al tempo stesso, il funzionamento della Piattaforma come mezzo di interazione sociale fa nascere uno spettro proprio di conseguenze sociali e politiche: dall'uso da parte dei cittadini dei dati aperti nella formazione delle proprie decisioni elettorali, e dall'emergere di un'istituzione della reputazione, alla coesione istituzionale della società come forma di capitale sociale di ponte.
Teisond monitora non la qualità dell'amministrazione pubblica, ma l'atteggiamento dei governati verso chi, al potere, la amministra. Un indice di legittimità mostra il grado di accordo dei cittadini con l'esercizio di determinate funzioni di potere da parte di una determinata persona, non quanto bene, oggettivamente, quella persona le eserciti. Sono oggetti di monitoraggio fondamentalmente distinti, e la Piattaforma non li confonde: un funzionario competente può avere una legittimità pubblica bassa, e uno popolare un'alta legittimità con una competenza mediocre. Distinguere l'uno dall'altro è compito della società, esercitato attraverso i media, l'analisi esperta, i contrappesi istituzionali e il giudizio degli elettori; la Piattaforma fornisce un segnale, e leggerlo richiede l'intero ecosistema delle istituzioni democratiche.
Teisond è neutrale quanto all'affiliazione politica. La Piattaforma monitora la legittimità pubblica di tutti i funzionari senza eccezione, a tutti i livelli del potere senza eccezione, indipendentemente dal loro colore ideologico. Essa non ha preferenze politiche proprie né una propria posizione su chi meriti fiducia e chi no: la sua funzione si limita a pubblicare lo stato reale dell'opinione pubblica.
Teisond non è un social network né un forum. La Piattaforma non offre alcuna possibilità di commenti, messaggi o creazione di contenuti di alcun genere, soltanto il giudizio binario strutturato. La Piattaforma non è nemmeno un sistema di sorveglianza di alcuna categoria dei suoi utenti, in alcuna forma: l'oggetto del monitoraggio è esclusivamente la percezione pubblica dell'attività pubblica dei funzionari, non la loro vita privata né la loro condotta; la partecipazione dei cittadini è anonimizzata; e il carattere pubblico dei funzionari è un principio giuridico di ogni Stato democratico.
I dati informativi della Piattaforma sono distribuiti in forma di prodotti di mercato, che soddisfano i bisogni di diversi gruppi di consumatori, tanto sociali e psicologici quanto puramente commerciali. Nei confronti degli utenti cittadini, la Piattaforma non è uno strumento per l'adempimento del dovere civico: non esorta né obbliga. Rende al cittadino un servizio, senza ostacoli e gratuito, nella soddisfazione di bisogni personali sociali e psicologici, tra cui i bisogni di riconoscimento, di posizione sociale, e del sentimento di dignità, della propria importanza e della propria influenza personale.
Il superamento del deficit democratico di responsabilità, il riconoscimento reciproco e l'abbassamento del livello di conflitto nella società sorgono come conseguenza del perseguimento di quei bisogni da parte dell'utente cittadino, non come l'adempimento di un compito che gli sia stato assegnato.
L'onestà intellettuale esige di dichiarare con chiarezza non solo ciò che la Piattaforma fa e non fa, ma ciò che non promette.
Un indice di legittimità registra la percezione pubblica, che è per definizione soggettiva, dipendente dal sentimento dominante e aperta a influenze e manipolazioni di varia natura. È una misura di fiducia, non una certificazione di competenza, e come tale va letto.
La Piattaforma non compone campioni e non ricorre ad alcuna estrapolazione: lavora con i giudizi emessi, il cui carattere volontario è la garanzia della loro franchezza. La soglia di giudizi richiesta protegge dal rumore casuale, ma non è un presidio contro la partecipazione sproporzionata: alcuni gruppi di cittadini, per ragioni proprie o rispetto a determinati oggetti di giudizio, si pronunciano più volentieri di altri. Ogni singolo indice si aggrega, di conseguenza, da una cerchia di giudizi che gli è propria. Per la stessa ragione, il movimento di un indice non significa sempre un cambiamento di atteggiamento; può riflettere un cambiamento nella cerchia di chi ha scelto di pronunciarsi.
L'onestà sui limiti esige un riconoscimento in più: il primo giudizio di un nuovo partecipante costa uno sforzo. Richiede la verifica dell'identità del cittadino, un'esigenza alquanto onerosa per gli standard dell'uso ordinario dei social network. Non è arroganza degli architetti né una barriera d'ammissione, ma il prezzo della trasparenza e il pagamento della credibilità: senza la verifica dell'identità del partecipante, il valore dei dati della Piattaforma non sarebbe superiore a quello di un tradizionale sondaggio online. L'architettura della Piattaforma chiede di superare questo ostacolo una volta sola: la verifica precede unicamente il primo giudizio, nel punto di massima motivazione, e non viene mai più richiesta per tutta la vita dell'account. Nei Paesi con sistemi nazionali di identificazione digitale funzionanti richiede uno sforzo minimo e dura pochi secondi; dove mancano, la esegue un fornitore indipendente autorizzato mediante la verifica a distanza di un documento d'identità: uno sforzo tangibile, ma unico. Ogni interazione successiva con la Piattaforma, tornare all'account, cambiare un giudizio, seguire gli indici, scorre senza ostacoli.
Se i deficit strutturali di responsabilità e l'intangibilità della burocrazia di nomina esistono da secoli, occorre spiegare quali fattori oggettivi rendano il dispiegamento di Teisond possibile e necessario proprio ora. La risposta sta all'incrocio di due processi paralleli: la maturazione di un bisogno sociale acuto e la maturazione delle tecnologie capaci di soddisfarlo. Il primo crea la domanda; la seconda, per la prima volta, rende possibile l'offerta.
L'ordine digitale ha già prodotto un'infrastruttura sommamente efficace, onnipresente e universalmente accessibile per lo scarico dell'emozione umana. I social network e le piattaforme di comunicazione sono ottimizzati per trattenere l'attenzione e diffondere contenuti, ed entrambe le tattiche premiano l'eccitazione emotiva anziché il giudizio meditato. In un'infrastruttura di questa specie, soltanto l'emozione si muove all'istante e senza impedimento.
Eppure, con tutta la colossale infrastruttura dell'emozione che è sorta, l'umanità non ha ancora acquisito un'infrastruttura del giudizio pacato. Gli strumenti disponibili possono mobilitare le persone in un attimo per un'ondata distruttiva, ma non offrono alcun canale istituzionalizzato e duraturo per registrare e pubblicare un apprezzamento misurato e quotidiano dell'efficacia della governance pubblica. L'emozione si osserva immediatamente e da tutti; il giudizio meditato non lascia traccia.
Un'intera generazione è cresciuta in questo ambiente. Gli abitanti delle piattaforme digitali costituiscono coorti demografiche di peso crescente in ogni democrazia consolidata: l'interazione multilaterale dentro un ecosistema è per loro naturale, e la retroazione in tempo reale è il loro standard di comunicazione. Di conseguenza, il confinamento della partecipazione civica alla vita pubblica, alla governance e alla produzione delle norme dentro una cabina elettorale una volta ogni pochi anni non ammette spiegazione intelligibile. Per questa generazione la domanda non è perché si dovrebbe usare una cosa simile, ma perché non esista ancora.
Lo squilibrio infrastrutturale descritto contribuisce all'erosione della capacità di giudizio razionale, alla frammentazione dell'attenzione, all'imbarbarimento del discorso pubblico e alla caduta della fiducia nei modelli fondamentali di governance, e da ultimo all'atomizzazione della società. Sono precisamente questi fenomeni a formare una domanda civica acuta di uno strumento di influenza diretta ma non forzosa: di un modo di essere ascoltati che non esiga né scendere in piazza né una rottura emotiva.
Fino a poco tempo fa quella domanda non poteva essere soddisfatta, per difetto di maturità tecnologica: gli strumenti della generazione precedente portavano due vulnerabilità fondamentali.
La prima era l'assenza di mezzi di identificazione a distanza. Senza di essi, ogni rilevazione indipendente è inerme davanti ai comportamenti inautentici coordinati: la partecipazione contraffatta non può essere distinta da quella genuina. Un sistema in cui quella distinzione è fuori portata non può essere accolto come fonte legittima di un segnale pubblico.
La seconda era che le architetture di basi di dati dei decenni passati non potevano garantire l'anonimato della partecipazione. Ogni autenticazione centralizzata di una persona lasciava una traccia digitale che legava l'utente di una risorsa al messaggio che inviava, e creava con ciò rischi di deanonimizzazione in condizioni che non offrivano alcuna protezione da influenze esercitate ai margini della legge.
Anche in una democrazia matura il cittadino dipende dal potere quotidianamente e sotto molteplici aspetti, il che equivale a dire che vive sotto l'operare continuo della coazione, applicata con gradi variabili di giustizia. Le decisioni di applicare quella coazione, per giunta, le prendono persone, a loro discrezione e con tutti i difetti che le persone hanno, mentre gli strumenti di protezione, come i tribunali o il difensore civico, intervengono, nel migliore dei casi, a cose fatte. In tali condizioni, la partecipazione personale a qualunque pratica di osservazione sociale, anche informale, resta pericolosa per il cittadino, e l'unica garanzia contro quel pericolo è l'anonimato assoluto del giudizio.
I requisiti del superamento di queste due vulnerabilità sono reciprocamente contraddittori: un segnale credibile esige un'identità confermata, e una partecipazione sicura esige che quell'identità resti assolutamente celata. Finché la tecnologia non ha potuto unire l'una cosa all'altra, il monitoraggio massivo e indipendente della legittimità del potere è rimasto impossibile.
La situazione è cambiata alla radice soltanto ora, quando gli ecosistemi digitali hanno raggiunto la maturità infrastrutturale necessaria e chiuso le due vulnerabilità nominate.
La prima precondizione è l'introduzione di massa e il riconoscimento giuridico dei sistemi nazionali di identificazione digitale. Per la prima volta essi consentono di identificare, autenticare o verificare l'utente di una risorsa online in modo istantaneo, incondizionato e senza costo per lui, anche nella sua qualità di cittadino della giurisdizione in questione. Al tempo stesso, nessun sistema statale è punto d'ingresso unico della Piattaforma Teisond: un canale parallelo di fornitori indipendenti autorizzati garantisce che un'infrastruttura di monitoraggio civico non dipenda da decisioni prese da coloro che essa monitora.
La seconda precondizione, e quella decisiva, è la maturità dell'hash crittografico irreversibile. L'ingegneria digitale moderna consente di separare il risultato dell'autenticazione di una persona dalla conservazione del suo giudizio, convertendo i dati personali in un codice spersonalizzato. Ne risulta che qualunque osservatore esterno può vedere che il diritto di giudizio è stato esercitato da uno dei cittadini verificati, e può vedere il giudizio stesso, ma nessuno al mondo è tecnicamente capace di stabilire chi lo abbia emesso. La verificabilità del partecipante e l'anonimato del giudizio coesistono per la prima volta dentro un medesimo sistema, senza contraddirsi.
È questa convergenza di due qualità nuove, la maturità di un bisogno sociale e la maturità della tecnologia, a determinare la singolarità storica del momento per l'introduzione di una nuova pratica sociale. Una domanda acuta di superamento dei deficit di responsabilità ha per la prima volta acquisito un fondamento tecnologico adeguato, il che rende il tentativo non prematuro, ma tempestivo.
Integrare le pratiche familiari della democrazia con un'istituzione di monitoraggio della legittimità pubblica porta Teisond oltre i confini tanto dell'attivismo per i diritti umani quanto del progetto puramente tecnologico. Esso fonda una categoria sociale fondamentalmente nuova, scientifica e commerciale insieme: l'Analisi della Legittimità Pubblica (PLA, da Public Legitimacy Analytics). L'unione di queste due proprietà dà all'istituzione un doppio appoggio: il carattere scientifico della metodologia assicura la fiducia nei dati che essa genera, e il valore di mercato di quei dati come prodotto informativo ne assicura l'autosufficienza economica.
La sociologia dell'opinione pubblica registra l'opinione della società in istantanee isolate e occasionali, riferite al vertice della classe politica, da un sondaggio al successivo. I servizi digitali, statali e commerciali in egual misura, generano senza interruzione volumi colossali di dati, ma l'atteggiamento della società verso il potere non è oggetto di interesse di nessuno di essi, e compare in quei volumi al più come traccia incidentale: per accidente, dispersa e senza struttura. La funzione del monitoraggio pubblico continuo della legittimità del potere resta vacante.
È questa funzione che la categoria della PLA assume, presentando alla società e al mercato, per la prima volta, lo stato attuale della legittimità del potere, una grandezza finora semplicemente presunta dal fatto dell'elezione o della nomina, lungo tutta la verticale della governance, in forma di corpi di dati quantificati e continuamente aggiornati.
Il nucleo sostanziale della categoria è la strutturazione del giudizio civico. La Piattaforma aggrega gli atteggiamenti dei cittadini verso un determinato funzionario, oggetto del monitoraggio nell'esercizio delle sue attribuzioni ufficiali, riferendo ogni giudizio alla carica e ogni indicatore calcolato al momento del suo calcolo. I giudizi binari individuali di cittadini verificati si convertono così in indici vivi, calcolati secondo una metodologia unica, e da questi in tendenze matematiche derivate e in comparazioni: tra singoli funzionari di pari rango, tra livelli di governance e tra periodi di tempo.
I prodotti analitici che ne risultano sono indici di diversa profondità di dettaglio: l'indice nazionale di legittimità dei funzionari (NOLI), i quadri dettagliati dei singoli funzionari (OPLS) e gli indicatori di anomalia reputazionale. Queste metriche restituiscono un'istantanea statistica della legittimità dell'apparato amministrativo a qualunque profondità, dal capo del governo al capo di un ispettorato di distretto, rendendo visibile l'atteggiamento della società verso il potere là dove finora nessuno lo misurava, né per la più alta direzione dello Stato né per gli organi municipali.
I prodotti informativi di Teisond aprono un segmento proprio dentro un mercato consolidato da tempo, quello del sondaggio sociologico: un segmento di nuova domanda e di nuovo valore di consumo, ancora privo di concorrenza. Questo spazio di mercato non aveva avuto occasione di formarsi finora, e non per trascuratezza di qualcuno: ciò che mancava era la cornice concettuale in cui la legittimità del potere potesse essere concepita come grandezza misurabile. Senza la cornice non c'era categoria di dati; senza i dati il loro valore restava invisibile; senza valore visibile non poteva nascere domanda. La Piattaforma rompe questo circolo dal lato dell'offerta: prima la cornice, poi i dati, e solo allora il mercato. Il posizionamento dentro il mercato demoscopico non è, del resto, che la proiezione commerciale dei valori sociali che la Piattaforma crea. In parallelo, come conseguenza emergente del funzionamento di un canale di informazione appena creato, prende forma una modalità ulteriore di capitale sociale: la visibilità reciproca, il riconoscimento e l'allentamento della tensione del conflitto tra la società e il potere.
La Piattaforma Teisond non esorta i cittadini all'adempimento di doveri civici di questa o quella specie, né conta su una loro innata coscienza sociale. Ciò che rende la Piattaforma vitale è una proposta di valore che risponde a un insieme di bisogni psicologici personali del singolo utente: i bisogni di riconoscimento, di rispetto di sé, di elevazione della posizione sociale e dell'autostima, ma anzitutto della restituzione della dignità e della capacità di agire nei rapporti con i detentori del potere.
Quando i funzionari dei livelli superiori del potere agiscono in contrasto con le nozioni dei cittadini sul bene comune, sull'utilità pubblica o sulla giustizia, e quando i rappresentanti dei gradini inferiori dell'amministrazione pubblica danno mostra di interesse personale, incompetenza, ignoranza del diritto o disprezzo, il cittadino è colto da una miscela particolare di sentimenti: frustrazione, impotenza e umiliazione.
Quando tutti i mezzi di risposta, di resistenza o di difesa che una persona conosce si rivelano inaccessibili o inefficaci, quella miscela di sentimenti distrugge la stabilità psicologica e provoca al tempo stesso il bisogno acuto di trovare un qualche mezzo di compensazione. È sul mercato ideale dei prodotti che rispondono a bisogni di questo carattere, in un suo segmento che finora non esisteva, che il consumatore trova la proposta di Teisond: la possibilità immediata, gratuita e anonima di agire, di rispondere con un giudizio che diventa parte di un segnale pubblico.
Il bisogno viene così soddisfatto da un meccanismo che consente all'esperienza personale del cittadino di non restare invisibile. La capacità di agire si ripristina senza confronto, senza organizzazione, senza deanonimizzazione pubblica, e la ricompensa psicologica è concreta e immediata: non ero indifeso.
La resilienza e l'autosufficienza di un'infrastruttura di responsabilità democratica, e dell'istituzione sociale corrispondente, poggiano sul fatto che ogni categoria di partecipanti tragga valore dal prendere parte al suo funzionamento, quale che sia lo strato sociale da cui proviene e il ruolo che occupa. Per il partecipante che occupa una carica, quel valore non fa appello, anch'esso, alla virtù, all'apertura, alla responsabilità, al servizio, ma si rivolge ai bisogni professionali e psicologici concreti di un individuo che esercita il potere pubblico.
La motivazione del funzionario come utente potenziale della Piattaforma opera, anzitutto, su un piano puramente psicologico. Per ogni persona investita di autorità politica o amministrativa è un imperativo vigilare sullo stato dell'ambiente soggetto a quell'autorità, sulla propria sfera di interesse elettorale, e sul sentimento corrente e sugli eventi che lo plasmano. Oltre a ciò, la consapevolezza, in un detentore del potere, che nello spazio pubblico accade qualcosa fuori dalla sua attenzione, qualcosa che ha il potenziale di incidere sulla sua posizione e che non è sotto il suo controllo, rende l'indifferenza a una simile situazione psicologicamente insostenibile. L'effetto motivante dell'osservazione degli indicatori della propria posizione pubblica sorge in modo pressoché automatico, quali che siano i dettagli dell'argomento.
Quanto ai bisogni concreti di un detentore del potere che la Piattaforma soddisfa, il primo è il bisogno di una retroazione affidabile. Un funzionario di qualunque livello opera in un profondo vuoto informativo sull'atteggiamento reale di chi è soggetto alla sua autorità: il sondaggio d'opinione non si pratica oltre qualche decina di politici di primo piano; i canali interni di retroazione delle amministrazioni filtrano il segnale civico e portano verso l'alto, soprattutto, ciò che in alto si desidera sentire; e i social network producono un rumore emotivo destrutturato di scarso contenuto informativo, la cui rilevanza è minima o nulla. Il monitoraggio civico della legittimità è quasi l'unico canale di informazione che consegni al funzionario un segnale non filtrato, verificato e continuo su come la sua autorità è percepita da coloro sui quali si esercita.
Il secondo è il bisogno di una rappresentazione pubblica propria. Il diritto di replica dà al funzionario un canale di presenza ufficiale accanto al proprio indice: spiegazioni ufficiali collocate senza la mediazione dei media, nello stesso piano di visibilità pubblica in cui si forma il suo capitale reputazionale.
Il terzo bisogno nasce da sfide di carattere professionale. La competitività dell'ambiente descritta più sopra trasforma l'ignoranza del proprio indicatore in cecità amministrativa per scelta: il funzionario che non osserva il proprio indice resta all'oscuro di circostanze note a ogni osservatore professionale, avversari, colleghi e giornalisti compresi.
Un tratto particolare di questo insieme di proposte di valore è la sua universalità lungo tutta la verticale della governance. Le motivazioni di un primo ministro e del preside di una scuola secondaria sono qui identiche: entrambi occupano una carica pubblica, entrambi portano una reputazione personale da cui dipendono le loro carriere, e nessuno dei due ha avuto finora accesso ad alcuna fonte di informazione sullo stato reale di quella reputazione.
L'esistenza della Piattaforma crea per il funzionario un rischio nuovo: ciò che prima poteva solo congetturarsi diventa pubblicamente manifesto. A prima vista è una minaccia pura, ma la fonte del rischio non è la comparsa del giudizio pubblico, che è sempre esistito, bensì unicamente il fatto che esso acquisti forma visibile e misurabile. In queste circostanze il valore della proposta di Teisond è chiaro: una minaccia senza struttura, dispersa e incommensurabile, non può per principio essere gestita, mentre un parametro misurabile sì; e la funzione della Piattaforma nei confronti del funzionario diventa non uno strumento di pressione, ma uno strumento di autogoverno professionale.
La partecipazione al monitoraggio è gratuita per i cittadini per definizione, poiché lo scambio di valore tra la Piattaforma e il suo utente avviene sul piano della soddisfazione dei bisogni personali, sociali e psicologici, di quell'utente. Il potenziale commerciale del modello Teisond sta fuori da quello scambio: i ricavi della Piattaforma si formano là dove i risultati dell'elaborazione del corpo di giudizio civico acquistano valore professionale per altre categorie di utenti.
Il modello di business di Teisond si costruisce sul fondamento di una Crowdsourced Measurement Platform, una piattaforma di misurazione a partecipazione distribuita. La Piattaforma non connette gli utenti, non concede alle parti dello scambio alcun mezzo di interazione diretta l'una con l'altra, e non agisce da intermediaria di quello scambio. Usando i dati informativi ricevuti da una categoria di utenti, essa crea invece valore nella sfera della comunicazione pubblica, elaborandoli, analiticamente e sinteticamente, in informazione strutturata e utile. I giudizi dei singoli utenti cittadini non giungono agli utenti delle altre categorie nella loro forma originaria: si dissolvono in aggregati, e ciò che diventa prodotto di consumo è un indice calcolato secondo una metodologia unica e la cui paternità appartiene alla Piattaforma stessa. Il partecipante al monitoraggio e l'oggetto del monitoraggio non si incontrano in questa costruzione, non negoziano e non si scelgono reciprocamente; l'anonimato della partecipazione lo esclude architettonicamente.
I prodotti informativi della Piattaforma sono distribuiti su due livelli di accesso. Il primo, il livello pubblico, adempie la missione della Piattaforma come incarnazione di un'istituzione di monitoraggio della legittimità pubblica del potere. A questo livello l'informazione è aperta a tutti i visitatori senza alcuna registrazione, e comprende l'indice di legittimità vigente di ogni funzionario che abbia superato la soglia di pubblicazione, l'avviso della soglia là dove i giudizi sono ancora insufficienti, e la metodologia completa del monitoraggio. Il secondo, il livello analitico, è a pagamento, e contiene gli indicatori assoluti di fiducia e sfiducia, le metriche di consenso, la dinamica e la direzione del movimento degli indicatori nel tempo, gli intervalli di confidenza, le serie storiche, le comparazioni tra funzionari del medesimo livello di governance e gli indicatori di anomalia reputazionale. Il confine tra i livelli discende dal principio che l'informazione pubblica è autosufficiente e porta un valore sociale proprio, e che tutto ciò che lega i dati pubblici a indicatori dettagliati sugli oggetti del monitoraggio appartiene al livello analitico, vale a dire ai risultati dell'elaborazione analitica e sintetica dei dati primari come prodotto commerciale della Piattaforma.
La fonte primaria di ricavo della Piattaforma sono gli abbonamenti dei funzionari ai dati del livello analitico, generati in continuo dalla Piattaforma a partire dal corpo di giudizi dei cittadini sul titolare dell'abbonamento. Nel rapporto di abbonamento il funzionario è cliente della Piattaforma, ma ciò che acquista non è né la presenza nel sistema né una possibilità di autoposizionamento: è un'informazione dettagliata e attuale sulla propria posizione pubblica. Il prezzo dell'abbonamento è fissato per livello di autorità, dal più basso per i funzionari di rango locale al più alto per le prime cariche dello Stato, e non dipende né dal numero di giudizi registrati dalla Piattaforma né dal livello degli indicatori di legittimità; dentro ogni livello viene calibrato secondo le condizioni economiche della giurisdizione. Questa struttura di prezzi elimina ogni connessione tra l'attività dei cittadini nell'emettere giudizi e il vantaggio economico della Piattaforma, mantenendo al tempo stesso il prezzo dell'accesso sostenibile per un funzionario di qualunque rango.
I ricavi secondari la Piattaforma li genera da diverse categorie aggiuntive di abbonati, ognuna guidata da motivazioni proprie per ottenere l'accesso ai dati del medesimo livello analitico, ma riferiti a tutti i funzionari in carica del Paese, per fini professionali (Data Access). La proposta di valore per i media è il risparmio sulle fonti e una risorsa editoriale permanente. Le istituzioni accademiche e le organizzazioni di elaborazione delle politiche ottengono l'accesso a insiemi aggregati di dati per la ricerca, e così facendo costituiscono la PLA come campo di studio a pieno titolo. Le società di consulenza politica, le agenzie di relazioni pubbliche e le divisioni analitiche di istituzioni e imprese usano gli indici di legittimità come materia del proprio lavoro di consulenza: l'elaborazione di strategie, la mappatura delle parti interessate, l'apprezzamento del rischio istituzionale. I ricavi di questo segmento di utenti crescono a misura che i dati della Piattaforma diventano un punto di riferimento standard nell'ecosistema dell'analisi politica.
Un tratto proprio della Piattaforma Teisond è un alto potenziale di crescita in rete del valore della proposta, per ogni nuovo utente e per ogni utente attuale, a misura che aumenta il numero totale degli utenti. Ogni categoria di utenti consuma il risultato dell'attività di un'altra, e il valore cresce perciò da entrambi i lati, benché in modi alquanto diversi: una cerchia più ampia di partecipanti al monitoraggio eleva il peso statistico dei dati, mentre l'attenzione del potere accresce il senso della partecipazione civica. Quanto più ampia è la cerchia dei cittadini che emettono giudizi, tanto più preciso è l'indice e tanto più profonda l'analitica che i segmenti di clienti ricevono. E all'inverso: quanti più funzionari osservano la propria posizione pubblica e fanno uso del diritto di replica, tanto più tangibile è per il cittadino ciò per cui egli sta nel sistema: il destinatario del giudizio osserva e risponde. Il primo flusso di dati alimenta il valore commerciale del prodotto; il secondo, il valore sociale della partecipazione. Tra le parti non avviene alcuna transazione, eppure ognuna contribuisce a elevare il valore della Piattaforma per la sua controparte.
Il progetto globale Teisond si dispiega secondo un modello di architettura centralizzata multi-tenant: tutte le giurisdizioni sono servite da un corpo unico di codice software, e la specificità nazionale è fissata da un pacchetto separato di configurazione dei dati. Lanciare una piattaforma nazionale Teisond in un nuovo Paese non richiede né infrastruttura locale né personale locale; basta l'integrazione con uno o più sistemi locali esistenti di verifica. Il costo marginale di ogni Paese successivo nella rete Teisond, l'esborso aggiuntivo del suo lancio oltre la base comune, si riduce così, nell'essenziale, al caricamento unico di una base di dati nazionale dei funzionari, alla creazione di un file di configurazione e all'attivazione della verifica dell'identità per la giurisdizione in questione. I costi aggregati crescono sensibilmente più lentamente della copertura, e l'economia unitaria migliora a ogni espansione.
Diverse fonti comuni di ricavo sono escluse dal modello Teisond a ragion veduta, non come dichiarazione d'intenti aperta a revisione successiva, ma come vincolo strutturale di architettura e di governance. È esclusa la pubblicità in qualunque forma, perché genera incentivi a massimizzare l'interazione a scapito dell'adesione alla metodologia. È esclusa architettonicamente la cessione di dati degli utenti a terzi: i dati che potrebbero essere ceduti, la Piattaforma non li accumula né li conserva, né profili di cittadini né giudizi individuali in alcuna forma adatta all'esportazione. Non sono ammessi i servizi di consulenza politica e di sostegno alle campagne, incompatibili con l'imperativo di neutralità che assicura il valore del prodotto informativo centrale. Il modello non prevede nemmeno dipendenza da bilanci pubblici né da programmi di sovvenzione: l'autosufficienza finanziaria è incorporata nel suo fondamento.
Il denominatore comune dell'intero modello è l'indipendenza della misurazione della legittimità dal versante commerciale delle relazioni tra la Piattaforma e i suoi partecipanti: né l'abbonamento di un funzionario né l'acquisto di un pacchetto Data Access hanno il minimo effetto sulla metodologia della Piattaforma, e nessuno dei due conferisce il minimo diritto di intervenire nella raccolta, nel calcolo o nella pubblicazione dei dati.
Ogni anello della costruzione descritta compone un circuito unico. Il deficit di retroazione tra il potere e la società genera un bisogno sociale; il bisogno viene soddisfatto dalla partecipazione di massa; la partecipazione genera dati di una categoria nuova; il valore di mercato dei dati finanzia l'infrastruttura di raccolta, conservazione ed elaborazione; e l'infrastruttura sostiene l'esistenza dell'istituzione che soddisfa il bisogno. Missione sociale e modello di business non coesistono qui in compromesso: costituiscono un unico meccanismo, esaminato più sopra da lati diversi.
La sproporzione sociale che Teisond elimina non è propria di alcun Paese in particolare: ovunque i funzionari esercitino un potere continuo senza il carico di meccanismi di responsabilità continua, esiste il medesimo vuoto strutturale, e con esso il medesimo spazio per un'istituzione che lo colmi. Il modello della Piattaforma Teisond si addice, di conseguenza, a qualunque democrazia consolidata del mondo, e si adatta agevolmente alla specificità nazionale in virtù di una metodologia unica, di un'architettura unica e della configurazione via software dei parametri locali.
L'universalità della missione non implica, tuttavia, indiscriminatezza nelle direzioni di espansione della rete Teisond. L'insieme delle giurisdizioni in cui la Piattaforma può essere dispiegata non è determinato da alcuna lista chiusa, né stabilito a discrezione amministrativa di chicchessia: il criterio dichiarato è il marchio di democrazia consolidata secondo la classificazione delle istituzioni internazionali indipendenti Freedom House e V-Dem. È questo criterio a rispondere alla domanda sulle prospettive di qualunque Paese di unirsi alla rete Teisond, e a rendere la geografia della sua espansione trasparentemente prevedibile. La composizione attuale delle giurisdizioni della rete è mostrata direttamente su teisond.com; il White Paper, a ragion veduta, non la fissa, data la dinamica dello sviluppo della rete.
Il progetto Teisond non si annuncia: opera. Ogni giurisdizione dell'insieme attuale ha una presenza nazionale; l'attivazione piena della piattaforma nazionale è compiuta in alcune e, in altre, allo stadio della composizione delle basi di dati locali degli oggetti del monitoraggio, l'unico componente del dispiegamento che richieda tempo. L'architettura multi-tenant della rete Teisond semplifica radicalmente la connessione di un nuovo Paese al livello d'ingresso, e il termine perché una giurisdizione aggiuntiva si unisca alla rete operativa si conta in giorni. Il ritmo di espansione è limitato unicamente dalla preparazione operativa delle basi di dati nazionali, non dalla capacità tecnica, dai cicli finanziari o da alcun bisogno di apprezzare la domanda di consumo: un'istituzione sociale di questa specie forma il proprio ambiente per il fatto stesso della sua presenza nello spazio pubblico.
Una rete unica sotto un gestore unico è il modello di base per la realizzazione della missione Teisond, ma non l'unico possibile. Per le giurisdizioni i cui rappresentanti interessati cerchino piena autonomia, lo standard Teisond può essere riprodotto in forma di piattaforma nazionale autonoma, con la medesima architettura, il medesimo codice software e la medesima metodologia, ma sotto una gestione locale propria. Questa forma di realizzazione nazionale del progetto è possibile in condizioni di franchising, nell'osservanza degli standard Teisond, che garantiscono la comparabilità degli indici e l'inviolabilità della metodologia indipendentemente dalla forma di gestione. Per l'uno come per l'altro dei due modelli nominati vale una sola e medesima formula: la missione è universale; l'esecuzione, disciplinata.
Le sezioni che seguono espongono come è congegnata la costruzione della Piattaforma: i fondamenti concettuali e metodologici della misurazione del livello di legittimità, l'architettura tecnica della Piattaforma, il modello operativo di dispiegamento, la struttura giuridica, la governance, e la visione di lungo periodo dell'acquisizione dei diritti di proprietà sull'infrastruttura da parte dei suoi utenti.
Le sezioni qui sotto sono disponibili per intero nel PDF. Ognuna muove dalla definizione del problema posta nella Sezione 1 per stabilire la metodologia, l'architettura tecnica, la struttura giuridica, la governance, la roadmap e la visione di lungo periodo della proprietà civica.
Il documento integrale – 10 sezioni, 5 appendici, metodologia completa, quadro giuridico e architettura di governance.
Scarica il PDF →Leggi la Carta della neutralità – gli impegni che vincolano la Piattaforma.
Leggi il Quadro di sovranità e fiducia – l'architettura che li garantisce.
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